La vera storia del pantalone da donna

Quando Amelia Bloomer propose un completo ispirato all’abbigliamento delle donne turche composto da bustino aderente, ampia gonna al ginocchio e larghi pantaloni alla caviglia, detti per l´appunto bloomers, l’opinione pubblica reagì gridando allo scandalo. Verso la metà degli anni Venti il pantalone da donna cominciò a comparire nel guardaroba delle signore sportive più disinvolte e alla moda. Nei primi anni Venti comparvero i pijamas da sera o per la spiaggia, completi casacca e pantalone di linea larga; nel 1926 lo smoking entrò a far parte del guardaroba fem- minile e il pantalone da donna si diffuse sempre di più.

Alla fine del decennio Coco Chanel lanciò i completi con pantaloni da barca, di linea piuttosto larga. Dagli anni Sessanta riprenderà il processo di conquista da parte della donna di professioni e ruoli maschili; la tendenza della moda ad acquisire caratteristiche dell’altro sesso attraverso l’uso disinvolto del pantalone, cravatta e smoking. Negli anni Ottanta la battaglia del pantalone per la donna e` stata del tutto vinta: il tailleur giacca e pantalone al femminile emula l’immagine dello yuppie, formale e in carriera.

I calzoni valorizzano la figura e sottolineano le gambe sia nei modelli ampi, sciolti e morbidi, realizzati in tessuti legge- ri, sia nei modelli a tubo piu` corti con spac- chetti o nei pantacollant aderenti e in lycra . E´ durante questo decennio, che l’ideologia femminista e la rivalsa della parità sessuale nella generazione degli anni Sessanta portano al fenomeno del tutto nuovo dell’uni- sex: le ragazze cominciano ad indossare gli stessi capi dei coetanei maschi, pantaloni e magliette attillate accompagnate da un trucco marcato, capelli lunghi e cotonati. In questo modo, la stessa linea del pantalone maschile diventa parte integrante del guardaroba femminile per l’abbigliamento sia casual sia formale.