La vera storia del pantalone da uomo

Il pantalone o calzone, anche detto popolarmente braca o braga in alcune forme dialettali, era un tempo considerato il tipico abito da uomo ed emblema stesso della virilità. Il termine, entrato in uso alla fine del Settecento, sembra essere derivato dalla maschera veneziana Pantalone. Gli antichi romani conobbero le brache come indumento dei popoli barbari, pertanto, davano alle stesse un significato dispregiativo e volgare. Altro esempio di pantalone per uomo incontrato dai romani fu quello indossato dagli schiavi orientali.

L’uso della braghetta permase per tutto il cinquecento, sino alla metà del XVII secolo, ed assunse la forma più svariata in base alla nazione di appartenenza: calzoncini a sbuffo, stretti e corti, oppure larghissimi gonfi e arrotondati a palloncino, a zucca o a pera . Il pantalone rappresentava la distinzione fra i due sessi: uomo e donna ed era il simbolo della virilità maschile. Alla corte francese, dalla fine del XVII secolo, si diffuse l’uso “dell’habit à la française, giustacuore, veste e culottes”, divisa indiscussa della nobiltà fino alla rivoluzione francese.

Durante la rivoluzione francese, prese piede il pantalone dei sanculotti: era largo e lungo fino alla caviglia, di taglio essenziale, di tela ruvida, cotone o lana, sostenuto da bretelle .Nel XIX secolo, si incominciò ad indossare il pantalone da uomo di linea diritta a tubo, abbinato al frac. All´inizio del ´900 la moda del pantalone da uomo fu improntata alla moda inglese: giacca, pantalone e gilet. Durante la prima guerra mondiale, si affermò il pantalone alla zuava: gli ufficiali li indossavano con gli stivali interi o i gambali di cuoio. Infine, nel 1919 nasce uno dei pantaloni da uomo più conosciuto e pratico mai usato prima: la tuta.